Breve storia della comunità

Anni settanta-ottanta

L’Oratorio di Sant’Eusebio è il più antico luogo di culto del territorio cinisellese.

Nel 1976 don Daniele Turconi, attorno a questa “chiesetta”, riceve l’incarico di iniziare un’attenzione pastorale nel quartiere popolare detto di Sant’Eusebio che, poi, dovuto all’incremento di edifici popolari e al generale incremento demografico, il 7 ottobre 1979 diventerà la settima ed ultima Parrocchia di Cinisello Balsamo di cui lo stesso don Daniele diventerà il primo parroco.

La nascita della nuova parrocchia avviene all’interno di una difficile realtà di quartiere, caratterizzato da situazioni di degrado sociale, economico e culturale.

Don Daniele, coadiuvato inizialmente dalle suore dell’Istituto Figlie di S. Eusebio sceglie di svolgere la sua azione pastorale dando attenzione al vissuto quotidiano della gente. Cominciò ad effettuare le principali celebrazioni liturgiche esternamente alla Chiesa, per coinvolgere la comunità. Vi fu significativa partecipazione di fedeli che divennero gli attori delle sacre rappresentazioni. La Bibbia venne tradotta in un linguaggio più popolare, nel tentativo di raggiungere il cuore delle persone, affinché possano vivere la Parola di Dio nel quotidiano.

Nonostante il quartiere fosse in quegli anni segnato dal degrado e conosciuto per i suoi aspetti negativi, vide nascere e svilupparsi una comunità cristiana vivace e, per alcuni aspetti, anche esemplare.

La Parrocchia divenne per gli abitanti del quartiere un’istituzione in cui avere fiducia perché era l’unica “vicina” alla gente e perché cercava di essere attenta a tutti, senza secondi fini.

Alla fine del primo decennio dalla fondazione della Parrocchia, al termine degli anni ottanta, ci fu la costruzione di nuovi palazzi con conseguente incremento di immigrazione. Il numero dei parrocchiani aumentò considerevolmente e la piccola chiesetta non fu più sufficiente per contenere i fedeli che partecipavano alle funzioni religiose.

Si rese necessaria la costruzione nel 1988 di un centro parrocchiale più ampio: doveva comprendere un salone adibito al culto, l’oratorio e le abitazioni per il sacerdote e le suore.

Si decise di non costruire una chiesa che avrebbe tolto valore all’antico oratorio di S. Eusebio, aperto durante l’intera giornata per la preghiera personale e la S. Messa feriale, ma un salone adibito al culto che soddisfacesse le esigenze logistiche delle celebrazioni festive.

I principi che guidavano le scelte pastorali di allora vennero riassunte in un “cartellone”:

1) Annunciare Dio attraverso i gruppi della Bibbia nelle case, portare il Vangelo in tutto il quartiere, fare catechismo nelle case, in famiglia.

2) Servire la gente, ascoltandola e visitando le famiglie, per invitarle a partecipare, ad aprirsi, a collaborare, per aiutarle a capire ed affrontare i problemi quotidiani e non, istituire gruppi di adulti per ogni caseggiato e gruppi di volontariato per dare aiuto ai giovani in difficoltà, per problemi di disoccupazione, emarginazione, droga.

3) Il tutto in uno stile evangelico, semplice e povero, come semplice è la Parola nella ricchezza del Vangelo.

Nacquero in quegli anni anche gruppi adulti per ciascun caseggiato e gruppi di volontariato per dar aiuto ai giovani in difficoltà per problemi di disoccupazione, emarginazione e droga:

il GAD ( gruppo accoglienza disabili) e il MARSE( Movimento Antidroga Rione S. Eusebio ) come primi gruppi parrocchiali evoluti poi in associazioni che ancora oggi lavorano nel quartiere.

SAMMAMET e TORPEDONE come cooperative caritative per favorire una maggiore integrazione con il territorio.

Il card. Martini, allora Arcivescovo di Milano, si recò più volte in visita al quartiere, sollecitando e sostenendo l’annuncio della Parola e la pastorale tra la gente. Le sue parole sono ancora oggi un punto di riferimento che incoraggia e orienta il lavoro pastorale.

Il sostegno della missione pastorale fu incrementato anche dall’arrivo di suor Franca Galimberti che con un servizio umile e costante sollecitò ragazzi e adulti alle vie del Vangelo e di Cinzia, laica consacrata.

Anni novanta

Don Daniele Turconi fu sostituito nel 1990 da don Marcellino Brivio.

Egli impostò il suo decennale lavoro pastorale, in continuità con il suo predecessore, dando attenzione ai più “sfortunati”: malati, disabili, carcerati, arrivando a condividere con loro lo stesso tetto. Fece amare queste persone dal resto della comunità, che non li vedeva più come altro da loro, ma come parte integrante della comunità stessa che di loro si prendeva cura.

Primo decennio del nuovo secolo

Don Gianbattista Inzoli fu il terzo parroco di questa comunità dal settembre 1999. La Parrocchia sta cambiando e la situazione socio-culturale evolve. Egli, pur nella continuità del progetto pastorale, introduce una maggiore attenzione nei confronti dell’oratorio, inteso come luogo di incontro e di amicizia, aperto a tutti, animato da adolescenti e giovani. Dà particolare attenzione alla catechesi dell’iniziazione cristiana, dei preadolescenti, adolescenti e giovani. Richiese energicamente l’intervento degli stessi genitori affinché prendessero su di sé, sotto la guida del parroco, la responsabilità dell’educazione cristiana. Promosse iniziative volte alla formazione di gruppi familiari e alla catechesi per adulti su tematiche inerenti alla famiglia, alla morale, al Vangelo.

Dal punto di vista strutturale realizzò l’ascensore e la casa accoglienza S. Eusebio per i familiari delle persone degenti in ospedale. Nel 2006 avviene la ristrutturazione del salone adibito al culto e la sua facciata, e, nel 2009 la realizzazione dei mosaici di padre Rupnik che diedero bellezza e pregio al salone adibito al culto il quale iniziò ad assumere le sembianze di un dignitoso luogo per la celebrazione liturgica della comunità.

Don Gianbattista venne coadiuvato nella sua opera pastorale da suor Emanuela Maistrello, Ausiliaria Diocesana, che dall’anno 2000 dopo, la partenza di suor Franca, lo affiancò e lo sostenne costantemente nella realizzazione di tutti i progetti.

Nel settembre 2010 don Gianbattista Inzoli parte missionario fidei donum in Perù. Suor Emanuela viene sostituita da suor Cristina Clerici, Ausiliaria Diocesana.

Secondo decennio

Per un periodo la Parrocchia ebbe come amministratore parrocchiale don Luigi Bosisio, decano di Cinisello Balsamo. Data la particolare situazione pastorale parrocchiale e la fama del quartiere, non fu facile per il Vescovo nominare un successore che prendesse la guida della comunità. Aiutati nella celebrazione delle sante Messe festive dalla comunità dei Padri Paolini di piazza Soncino e dai confratelli sacerdoti della città, per un intero anno, la comunità di S. Eusebio visse un periodo di transizione durante il quale si diresse sempre più verso una pastorale d’insieme rivolta alla città, richiesta proprio in quell’anno dal Card. Dionigi Tettamanzi ed espressa nel documento decanale; “Carta di Comunione per la Missione”.

Finalmente il 1° settembre 2011 don Vincenzo Colonna dà la propria disponibilità alla guida della comunità di S. Eusebio. Di fronte a una realtà cambiante, con grande umiltà e dedizione imposta la sua azione pastorale verso l’ascolto della Parola di Dio e l’apertura al lavoro d’insieme sulla città, non da subito compresa e sostenuta da tutta la comunità parrocchiale.

Si inizia in quegli anni una pastorale più “ordinaria” che desidera dare spazio al volto di una Chiesa della città dove le sette comunità cristiane camminano insieme. Si chiese alla comunità di S. Eusebio lo sforzo di collaborare per maturare insieme uno stile di Chiesa, in comunione con le altre comunità parrocchiali di Cinisello.

Furono anni non facili. La situazione sociale della Parrocchia richiedeva una nuova lettura pastorale e una generosità di impegno che non sempre ebbe una risposta adeguata. Parte della comunità resta ancora ripiegata su se stessa e su un passato nostalgico. Il necessario cambio di mentalità non fu da subito condiviso da tutti gli operatori pastorali – forse anche a causa di incomprensioni – che videro inizialmente in queste scelte la perdita di quell’identità che sembrava caratterizzare in modo originale il quartiere di S. Eusebio.

Le associazioni nate in Parrocchia maturano una loro propria identità e si rendono indipendenti: presenti in quartiere, si aprono nella loro attività verso la città.

Don Vincenzo lascia la comunità parrocchiale per essere destinato ad altro incarico pastorale, dopo solo due anni dalla nomina. Viene sostituito nel settembre 2013 da don Luciano Garlappi al ritorno da un lungo periodo di missione in Perù.

Don Luciano dà nuovo slancio alla pastorale d’insieme sulla città, collaborando con l’equipe decanale per una “missione cittadina”, volta a dare inizio a un rinnovato annuncio del Vangelo.

Continua il lavoro della pastorale della iniziazione cristiana e coi genitori, anche con iniziative che tendono a coinvolgere i ragazzi nell’impegno della vita cristiana e comunitaria. Promuove maggiori strumenti di comunicazione e formazione: mantiene e incoraggia la pagina web della Parrocchia organizzata e sostenuta dal signor Mario Mauro; inizia settimanalmente la diffusione del “Notiziario di S. Eusebio” e periodicamente dei “Quaderni di S. Eusebio” con la finalità di stimolare la comunità a riflettere sui fenomeni sociali e religiosi attuali. Invita a una particolare e attenta cura della liturgia vissuta come momento di vero incontro con il Signore, in ascolto attento alla sua Parola e nella condivisione fraterna. Viene stimolata la partecipazione laicale anche se risulta difficile il coinvolgimento diretto nell’azione liturgica nelle distinte celebrazioni.

Sostiene e promuove il Centro di Ascolto della Caritas come strumento fondamentale per una presenza caritativa intelligente della comunità nel quartiere.

Nelle attività pastorali parrocchiali è preziosa la laboriosa collaborazione di suor Cristina.

Le difficoltà non mancano in quanto le necessità economiche e di impegno volontario sono sempre maggiori. Sembrano esserci ancora – almeno a parole – delle “resistenze” nostalgiche che frenano una lettura “aggiornata” della situazione socio-culturale e l’evolversi di una mentalità aperta al nuovo e attenta alle nuove problematiche.

Particolare difficoltà si manifesta nella pastorale giovanile per cui si provvede alla nomina, dal 1° giugno 2016, di don Alessio Mauri come collaboratore parrocchiale per la pastorale giovanile degli adolescenti e dei giovani, dando forza al cammino formativo delle giovani generazioni verso il futuro della nostra città.

Dal punto di vista strutturale, grazie ad alcune donazioni, si è potuto sistemare l’interno della chiesetta di S. Eusebio e certificare l’impianto elettrico e di riscaldamento, così come rinnovare l’impianto per la programmazione del suono delle campane. Restano ancora da realizzare lavori sui muri esterni e sul campanile.

Inoltre, dopo anni di progettazione per la realizzazione di un salone per le attività comunitarie, il Consiglio Pastorale ha optato per richiedere il capannone di via Morandi 10 alla SAMMAMET – ormai sganciata dalla vita parrocchiale – che utilizzava in comodato gratuito da anni. Liberato l’immobile nel 2016, nel 2017 si è pronti per la sua ristrutturazione e messa a norma in vista del fine previsto, grazie anche a una sovvenzione pubblica.

Agli inizi del 2017, rispondendo agli appelli di papa Francesco e del nostro vescovo Angelo Scola, la Parrocchia ha ottenuto il nulla osta della Curia di Milano e può mettere a disposizione l’appartamento del secondo piano per l’accoglienza dei profughi, affidandolo in comodato gratuito alla Cooperativa “Farsi Prossimo” che ne assume in toto la responsabilità e a cui la comunità offrirà la collaborazione per l’accompagnamento delle persone sul territorio.

UNO SGUARDO SOMMARIO AL “TERRITORIO”

La comunità parrocchiale computa un numero di persone che si attesta ufficialmente fra le cinquemila e seimila unità, anche se è verosimile una maggiore quantità.

Relativamente alla sicurezza sociale oggi la nostra parrocchia vive uno stato di ridotta gravità rispetto alla fine degli anni settanta; pur tuttavia è ancora  presente, come crediamo in ogni quartiere “periferico” di ogni centro urbano, una criminalità minorile, che pur non presentando connotati pericolosi, interroga la nostra comunità sulle azioni da intraprendere.

La droga – che qui non ha mai smesso di circolare – è tornata ad essere il principale prodotto del quar­tiere e da quando la criminalità è tornata ad uscire allo scoperto per massimizzare i suoi profitti.

Le “famiglie storiche” e su quelle nuove che vivono e “lavorano” nel quartiere, purtroppo restituiscono una fotografia di S. Eusebio per alcuni aspetti preoccupantemente simile a quelle scattate negli anni no­vanta. La criminalità locale dai palazzoni dell’Aler non è mai andata via. Piuttosto molte delle fami­glie storiche erano tornate nel dimenticatoio dopo gli arresti compiuti sul finire degli anni ‘90 quando si ripeterono decine di operazioni delle forze dell’ordine e quando in un colpo solo carabinieri e polizia portarono in carcere ben 59 abitanti delle case popolari.

C’è da aggiungere il fattore droga non interessa solo fasce di giovani con alle spalle una precaria o inesistente situazione familiare, ma anche giovani di “buona famiglia”, interessando anche fasce di età tra i trenta e i quarant’anni. 

Rispetto ad allora però il clima è cambiato. A quei tempi si respirava la paura. Oggi non è così. Anzi, il quartiere è vivo ed è vissuto dai cittadini. Un quartiere che sembra avere due volti: vivo nella parte nuova, che è uno dei luoghi più vivibili della città.

C’è tanto verde, spazi per il tempo libero, negozi e servizi a portata di mano. Anche ai palazzoni qual­cosa è cambiato grazie al Contratto di quartiere di una decina di anni fa. Purtroppo la situazione è an­cora bloccata alle 5 Torri dove la riqualificazione non è arrivata e questo si riflette anche sul piano so­ciale.  http://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/cinisello-sant-eusebio-1.2740083

Anche se non è quantificabile, c’è una certa presenza di stranieri, soprattutto nelle case popolari, che apparentemente sembrano ben integrati anche se non sempre ben accolti.

A tutt’oggi è da annotare la presenza di “profughi” sul nostro territorio accompagnati dalla Croce Rossa e dalla Cooperativa “Farsi Prossimo”.

Non abbiamo dati certi sulla situazione inerente lo stato economico e lavorativo delle famiglie della nostra comunità, ma dai dati e testimonianze dirette e da fatti contingenti nel territorio, possiamo affermare che ancora sussiste il problema della precarietà lavorativa e abitativa.

La fisionomia socio-culturale della Parrocchia è notevolmente cambiata. Questo esige una nuova lettura della realtà, soprattutto familiare, per individuare le necessità primarie che – a quanto pare – non sono solo economiche ma relazionali.

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